I SOLITI NUMERI DELLE VACANZE

Puntuale come sempre arriva il momento dell’informazione sulla situazione del turismo estivo, un’informazione che pare essere creata ad hoc per rasserenare animi che – purtroppo – molto sereni non sono.

Sarà certamente vero che il 2019 vedrà andare in vacanza ben 32 milioni di nostri connazionali, con un incremento di circa 1,3 milioni di viaggiatori in più rispetto all’anno scorso, come sarà altrettanto vero che la spesa media dei vacanzieri sarà di circa 950,00 euro a testa con – anche qui – un aumento del 14% rispetto alla spesa pro capite del 2018.

Sarà vero, ma sarà anche tutto da dimostrare.

Perché questi dati raccontano di un Paese un po’ più ricco di quanto non lo era l’anno scorso, di un Paese in cui più della metà dei suoi abitanti farà almeno una settimana di vacanza nel corso dell’estate, di un Paese in cui alberghi, trasporti, ristoranti e (spero) agenti di viaggio e tour operator vedranno crescere il loro business.

Ma sappiamo (purtroppo) che non sarà così. Sappiamo che il nostro Paese è più povero di quanto non lo fosse e sappiamo anche che i segnali di maggior ricchezza non sono neppure all’orizzonte. Sappiamo che per far entrare i turisti in hotel, in ristorante o in qualsiasi altro luogo oggi è necessario dar loro il “prezzo” più conveniente (per loro) ma penalizzante per il settore turistico.

E, parlando di agenzie di viaggio, sappiamo che buona (buonissima…) parte di questi viaggiatori non varcherà certamente le soglie dei loro uffici ma si affiderà sempre di più al web, anche grazie alle politiche attuate da grandi aziende e dal governo (da questo, ma anche dai precedenti…) che paiono essere create per annientare le micro imprese della distribuzione.
Ecco perché preferiamo astenerci dal “dare i numeri”, ecco perché preferiamo evitare di generare aspettative o preoccupazioni ma preferiamo attendere la fine di settembre per fare un consuntivo più ragionato e reale.

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